La Sindrome fibromialgica

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Che cos’è la fibromialgia?

La fibromialgia è una forma di dolore muscoloscheletrico (muscoli, tendini, ligamenti) cronico, diffuso, spesso associato a stanchezza (astenia), mal di testa (cefalea), insonnia, disturbi di memoria e concentrazione.

Possono associarsi anche dolori addominali, dolori mestruali (dismenorrea), sindrome delle gambe senza riposo, formicolii (parestesie) e altri sintomi che possono rendere complessa la diagnosi.

Spesso si parla di sindrome fibromialgica per indicare un insieme di sintomi che possono essere provocati da cause diverse.

La Fibromialgia è rara?

No. Interessa il 2-4% delle popolazione, in prevalenza donne (rapporto F:M 9/1), può interessare tutte le età ma è più frequente nelle giovani (20-50 anni), in età fertile e lavorativa.

Quali conseguenze ha la Fibromialgia sulla vita di queste persone?

La qualità di vita di queste persone può essere decisamente peggiorata dalla Fibromialgia: Il dolore che permane, notte e giorno, e che può rendere necessarie pause frequenti nelle attività, anche ordinarie, il sonno continuamente interrotto che rende non soddisfacente il riposo notturno, la difficoltà alla concentrazione, a ricordare le cose, rendono difficili tutte le attività della giornata, in casa e sul luogo di lavoro.

In più, trattandosi di persone in apparente buono stato di salute, si creano spesso conflittualità nell’ambiente di lavoro e, talvolta, anche in famiglia.

La persistenza dei sintomi e la consapevolezza delle difficoltà che questi determinano nella vita quotidiana possono determinare o comunque accentuare uno stato di depressione e/o di ansia che contribuiscono a mantenere o ad aggravare il quadro della malattia.

Come si diagnostica la Fibromialgia?

La diagnosi di Fibromialgia è clinica; gli esami del sangue e gli esami strumentali (Rx, ecografie, Tac, RMN) sono di solito nella norma e comunque non sono conclusivi per la diagnosi (semmai per metterla in discussione).

La diagnosi si basa quindi sui sintomi che la paziente riferisce e sulla visita (esame obiettivo) eseguita dal Medico.

Per quanto riguarda i sintomi è necessario indagare il numero delle aree corporee dove si è concentrato il dolore nell’ultima settimana (Indice di dolore diffuso), l’intensità della stanchezza (astenia), del mal di testa (cefalea) e dei disturbi cognitivi e infine l’effetto di questi sulla qualità di vita della paziente.

La visita Medica serve per valutare lo stato generale e rilevare eventuali segni che possano essere indicativi di altre malattie in grado di determinare i sintomi riferiti dalla paziente, così come gli esami del sangue, esami strumentali e le consulenze di specialistiche.

Qual è il medico di riferimento nella Fibromialgia?

In genere è il medico di famiglia a venire per primo in contatto con la paziente fibromialgica, lo stesso prescrive gli accertamenti necessari ad escludere altre patologie, inizia un trattamento e segue poi nel tempo l’andamento della malattia.

In caso di dubbio diagnostico/terapeutico lo specialista di riferimento è il reumatologo.

La Fibromialgia è una patologia complessa che spesso richiede una gestione multidisciplinare, per la diagnosi ma anche poi per la gestione dei diversi aspetti clinici e funzionali: può avvalersi dello psicologo per valutare il quadro della paziente e l’opportunità di eventuali trattamenti, dell’algologo per l’inquadramento e il trattamento del dolore, di altri specialisti per affrontare problemi specifici del singolo quadro.

Spesso è necessaria una vera e propria presa in carico da parte di vari specialisti che potranno essere coordinati, ancora una volta, dal medico curante.

Qual è la causa della fibromialgia?

Al momento non abbiamo certezze. Sappiamo che non è una malattia infiammatoria e non abbiamo individuato alterazioni dei muscoli, dei tendini, dei ligamenti o di altri organi e apparati che consentano di precisare la causa del dolore e gli altri sintomi della malattia.

Attualmente si ritiene che la fibromialgia derivi da un’alterazione della percezione e elaborazione di stimoli sensoriali che raggiungono il cervello. Si creerebbe una situazione per cui stimoli dolorosi di bassa intensità vengono interpretati come intensamente dolorosi (iperalgesia) e/o stimoli normalmente non dolorosi vengono percepiti e interpretati come dolorosi (Allodinia).

In questo meccanismo assumerebbe importanza la durata del dolore, il contesto psicologico della persona interessata e l’ambito sociale dove tale persona viene a trovarsi e a vivere (modello bio-psico-sociale). Da qui l’importanza che può assumere la valutazione psicologica per la diagnosi e la terapia.

E la terapia?

Non conoscendo la causa e i meccanismi che stanno alla base della fibromialgia, la terapia mira a migliorare i sintomi e quindi la qualità di vita della persona affetta, con l’obiettivo di interrompere, se possibile, il circolo vizioso che è alla base della malattia.

Si distinguono trattamenti non farmacologici e farmacologici.

Fra i primi sono da citare:

Terapie cognitivo – comportamentali e psicoterapia (individuale, di gruppo, familiare);

L’attività fisica (Ginnastica AFA, Ginnastica posturale.);

Tecniche di rilassamento, Yoga. Tai Chi;

Agopuntura;

Educazione alimentare.

I trattamenti farmacologici si avvalgono di farmaci che possono agire migliorando il controllo del dolore, il riposo notturno, il tono dell’umore, ecc.

C’è da dire che, essendo la fibromialgia una malattia complessa, con sintomi e manifestazioni diverse e variabili da persona a persona, non esiste una terapia farmacologica o non farmacologica efficace in tutti i pazienti; di qui la già citata necessità di un approccio multidisciplinare e multiprofessionale, di una terapia ad personam e di una stretta alleanza terapeutica paziente-medico.

 

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